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14 ottobre 2004

INDYMEDIA AFFAIRE: BOTTA E RISPOSTA - RIOTTA / MAZZETTA




permalink | inviato da il 14/10/2004 alle 0:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

INDYMEDIA AFFAIRE: BOTTA E RISPOSTA - RIOTTA / MAZZETTA

 

13.10.2004
Io la conoscevo bene


"Una mia foto, in compagnia di un bravo collega del Corriere , ha decorato la homepage, la copertina di Indymedia, aizzando i lettori a messaggi di odio. Un grafico mi incide la svastica sul viso". Il "lupo" Gianni Riotta su Indymedia, dal Corriere della Sera

Indymedia, il «lupo» e il server sequestrato
Sul loro sito campeggio come «nemico» ma la libertà di informazione è sacra

Il nemico numero uno di questo Titanic non è un iceberg, ma un sito Internet, Indymedia. La versione italiana dell’agenzia stampa internazionale dei no global, da anni pratica una campagna contro le 3900 battute settimanali della rubrica.

Una mia foto, in compagnia di un bravo collega del Corriere , ha decorato la homepage, la copertina di Indymedia, aizzando i lettori a messaggi di odio. Un grafico mi incide la svastica sul viso, ignorando i miei cari familiari che nei lager nazisti hanno, per le loro idee, patito.

Con alcuni ragazzi dell’area di Autonomia di Milano il confronto è stato, come dire?, meno dialettico e più, da parte loro dieci contro uno, manesco. Uno dei fondatori di Indymedia ha colto una mia immagine durante un convegno per ribadire la necessità di «affrontare gli scribi».

Nel passaparola tra gli Indyani la mia partecipazione a un dibattito internazionale viene indicata come «evidenza che Riotta è tra i 50 padroni del mondo» (se fosse così, cara Indy, come mai l’Inter non vince lo scudetto dal 1989?).

Avrei avuto dunque motivo di accogliere la notizia dell’oscuramento di Indymedia con sollievo.

Giovedì scorso, infatti, agenti dell’Fbi hanno sequestrato i server di Londra, i motori che lanciano su Internet il sito no global e le chiacchierate degli estremisti sono sparite dal Web. Per i gestori di Indy si tratta di censura preventiva alla vigilia del Social Forum di Londra, per Joe Parris, portavoce dell’Fbi, di un mandato internazionale di un paese del Terzo Mondo che si ritiene minacciato da notizie apparse sul sito. Altre informazioni parlano di sollecitazioni di Italia e Svizzera per il provvedimento.

Forte della velenosa campagna di calunnie sofferta ad opera Indymedia, Titanic denuncia la chiusura del forum no global come ingiustificata, ne auspica l’immediata riapertura, si associa alla protesta internazionale dei giornalisti e spera presto di tornare a leggerne i toni estremisti.

La libertà di informazione non tutela me e i miei amici lasciando scoperti gli altri. Essa è sacra, unica garanzia del convivere civile. Senza libertà di espressione, anche le forme più rozze di espressione, il rauco, energico, frizzante dibattito che assicura linfa alla democrazia, langue e degenera in autoritarismo.

Il premio Nobel Amartya Sen dice qualcosa che Indymedia non sa accettare, ma che è cruciale «Nessun paese che gode di libera stampa soffre di carestia». Sviluppo, democrazia e libertà sono rami della stessa pianta.

Non equivochino i lettori. Ragioni e tecniche di Indymedia sono errate.
Non pubblicare i bilanci e i nomi dei finanziatori, ospitare notizie anonime e commenti violenti, «godere» per l’esplosione dello Shuttle, la strage di Nassirya o la morte del povero Quattrocchi, essere persuasi che Cia, Berlusconi e Mossad siano dietro ogni nequizia umana è ingenuo ma può suscitare in tante coscienze di ragazzi risentimento e confusione. Questo è quel che io penso, ma Indymedia ha lo speculare diritto di pensarla in modo opposto.

Preferirei discutessero di concetti senza offese, ma la Costituzione non scende nel dettaglio di «come» informare.

Se qualcuno a Indymedia ha violato la legge paghi come individuo, se ci sono diffamazioni vengano esaminate in giudizio, ma cancellare un sito senza motivo è grave, sciocco e inaccettabile. Siamo in guerra contro il terrorismo e il consenso democratico si crea ragionando non oscurando.

Oggi il sito appare in rete a www.indymedia.it ridotto a volantino. Chiunque lo aggiorni sappia che il carissimo nemico Gianni Riotta farà di tutto perché torniate sul Web, pronto a ripetervi senza soste e senza requie, ma senza censure, che il vostro stile è negativo, le vostre idee perniciose per i poveri e lo sviluppo, la crudeltà di certi dispacci inaccettabile.

Polemiche da fare a viso aperto, non tagliando i cavi.

In bocca al lupo Indymedia, parola di lupo.

di Gianni Riotta


(13 ottobre 2004)
http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=12153



 
Ancora attacchi ad Indymedia. Riotta, mon cher, perché lo fai?
by mazzetta Wednesday, Oct. 13, 2004 at 2:50 PM mail:  

Disperato ragazzo tu?

Ancora attacchi ad I...
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In fondo il ragazzo è noioso, ha alcuni tic ricorrenti, e non da grande soddisfazione, visto che tende a raccontare realtà che esistono solo nello spazio compreso tra le sue orecchie, e non ama che nessuno provi a spiegargli gli errori che spesso commette.

Oggi sul Corriere si esibisce, a scoppio ritardato, nella classica schifezza da mezzo uomo in malafede, offre cioè solidarietà ad inymedia ricoprendola di calunnie costruite su bugie, che sa benissimo essere tali.
Tanto per cambiare mente sapendo di mentire.

Riotta ha il dente avvelenato con Indymedia, quindi comincia il pezzo mettendosi nei panni di vittima del nostro sito.
Lamenta una campagna contro di lui, costituita dai commenti critici a pezzi come questo; lamenta che la sua immagine e quella di un collega (Allam), poste sul sito aizzino i lettori ad inviare messaggi di odio. Neanche sospetta che le loro discutibili prestazioni, a base di menzogne e tesi fantasiosissime siano la causa delle critiche e degli insulti.

Non poteva mancare il riferimento ai suoi anni eroici, agli agguati subiti dall’Autonomia dieci contro uno (l’ultima volta era solo Concutelli), ad insinuare nei suoi lettori che lui è sempre vittima dei “cattivi”, un tic ricorrente, appunto.
Ovviamente ancora nei suoi standard il richiamo ai familiari vittime dei lager nazisti (autoreferenzialità o ancora vittimismo gratuito?).
Gianni: lascia in pace i tuoi morti, te lo dobbiamo dire noi di portar loro più rispetto?

Insiste poi ancora e dopo mesi torna a prendersela con me, con questa sibillina frase: “Uno dei fondatori di Indymedia ha colto una mia immagine durante un convegno per ribadire la necessità di «affrontare gli scribi».
Ancora tutto fumoso ed inesatto: il convegno era il meeting del gruppo Bilderberg, per lui innominabile, io non sono un fondatore di Indymedia, e chiaramente la frase non significa nulla; ma forse ai lettori di Riotta va bene così. Continua ad inventare attribuendoci la spaventosa cretinata secondo la quale i frequentatori di Indymedia lo riterrebbero “tra i 50 padroni del mondo», altra bestialità, visto che al più è stato indicato come “il maggiordomo omertoso dei potenti del potere atlantista”, vola basso Gianni.

Continua ad inventare quando passa alla cronaca (sic) del sequestro dei nostri server, secondo lui la nostra ipotesi è quella di un sequestro preventivo in vista del FSE di Londra (ancora ad attribuirci opinioni mai espresse).
Purtroppo per lui tale ipotesi non appare nei nostri comunicati, brancoliamo nel buoi ed evitiamo, diversamente da altri, di dire stronzate e di indicare colpevoli a caso.
Secondo lui Joe Parris, agente dell’FBI, ha dichiarato che la causa e’ una denuncia di un paese del terzo mondo, mentre la realtà riscontrabile è che egli ha indicato Italia e Svizzera come richiedenti; indicazione questa che Riotta fa risalira a misteriosi “altri”. Quella che la richiesta provenga da un “paese del terzo mondo” la sa solo Riotta, ed è evidente che un funzionario USA non si esprimerebbe mai in quel modo, se non altro per non offendere un intero paese.

Passa finalmente alla richiesta di grazia per indymedia, ma poi in grassetto aggiunge:

“Non equivochino i lettori. Ragioni e tecniche di Indymedia sono errate.”

E qui ricomincia il delirio sul quale è stato edotto in abbondanza nemmeno due mesi fa:
La mena con i bilanci e con le entrate di Indymedia che non sarebbero pubbliche (Non è cosi’, gli è stato spiegato, e gli è anche stato fornito il link alla lista, pubblica, che li riporta), ci accusa di eccitare i giovincelli lasciandoli liberi di pubblicare schifezze; e ancora si erge a cavaliere senza macchia dicendo che preferisce discutere senza offese; tralasciando ovviamente le menzogne e le omissioni delle quali è maestro, quelle evidentemente sono lecite per il suo codice morale.

Mente ancora quando dice che il sito appare in rete come “ridotto ad un volantino”, la realtà che conoscete tutti è quella di una pagina sovrapposta al sito per denunciare l’evento, basta cliccare “vai al sito di Indymedia Italia”, et voilà il miracolo, Riotta smentito ancora.

Conclude con la retorica, nella quale comunque infila la terrificante considerazione (sua), secondo la quale le idee di Indymedia sarebbero “perniciose per i poveri e per lo sviluppo”(?????)

Questa la frase:
“Chiunque lo aggiorni sappia che il carissimo nemico Gianni Riotta farà di tutto perché torniate sul Web, pronto a ripetervi senza soste e senza requie, ma senza censure, che il vostro stile è negativo, le vostre idee perniciose per i poveri e lo sviluppo, la crudeltà di certi dispacci inaccettabile. Polemiche da fare a viso aperto, non tagliando i cavi. “
In bocca al lupo Indymedia, parola di lupo.

Ao’ lupo:
te lo abbiamo gia spiegato, indymedia, ed in particolare il newswire, non hanno idee, sono -mezzi- e come tali neutri, è difficile?

Chiaramente di solidarietà di questo tipo, così unte, ipocrite e false ne possiamo fare a meno.

Ri-Ao’, Gianni: How are you put?
(….in inglese forse capisce…. )

Capisco che Riotta abbia ancora il dente avvelenato per i nostri rilievi, soprattutto ora che i suoi spazi al Corriere si sono ristretti, ma se questo voleva essere un attacco era meglio che lo avesse scritto da sobrio.
Per la cronaca: Riotta ha dovuto rinunciare al vezzo di apporre la falsa didascalia “da Washington” ai suoi articoli, questo dopo che lo avevamo preso in giro perché era sempre “da Washington” anche quando era in Italia (faceva più figo), e ha dovuto ripiegare apponendo ai suoi scritti un indirizzo mail di RCS-usa (fa meno figo, ma fa sempre ammmericano).
Gli hanno anche chiuso il forum Titanic, dal quale ci menava con assurdità come queste, senza offrire naturalmente alcun diritto di replica, e gli hanno lasciato solo il Titanic cartaceo.
Riotta non imperversa più come un tempo, a lui e ad Allam hanno tarpato le ali, ormai sono diventati impresentabili per quanto sbugiardati.


Cher Gianni’
Continui a dare merce avariata ai clienti del Corriere, che invece danno soldi buoni in cambio, ormai lo sanno tutti, non credi che sia ora di smettere di lucrare visibilità ai nostri danni con questi mezzucci da poveretti?
Sai che quei pochi lettori del Corriere che approfittano di Indymedia sono arrabbiatissimi con te?
Credo tu lo sappia, dicono che ti scrivono, ma che fai orecchie da mercante.
Mi ricordo un tempo nel quale ti si poteva leggere con piacere, nel quale eri disponibile e per nulla omertoso, evidentemente le cattive compagnie ti hanno guastato, frequenta di più il newswire di Indymedia, scrivi anche sotto pseudonimo, sono convinto che la ritrovata libertà ti farà bene!

Spartaco! Spezza le tue catene!

Qui trovate il parto di Gianni, sul sito troverete la corrispondenza pregressa e le nefandezze segnalate, diversamente da lui, a noi non piace calunniare gratuitamente e fortunatamente scripta manent, anche se passano gli amichetti dell’FBI.

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/10_Ottobre/13/indimedia.shtml

P.s. i lettori del tuo forum aspettano ancora notizie delle riunione del Gruppo Bilderberg, non fare il mafioso; parla!

http://italy.indymedia.org/news/2004/10/662003_comment.php#662022

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