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26 agosto 2007

Roma - Lo chiamano Residence Bravetta

  

 
Andrea Foschi, Marco Neri, Giulia Zanfino*
Via di Bravetta 415. Maggio 2006
Una volta varcata la soglia non possiamo credere che nel 2006, in una capitale europea, a Roma, possa esistere una realtà come quella che si mostra ai nostri occhi: una bidonville vera e propria, degna di Buenos Aires o San Paolo, un spettacolo che puoi vedere solo in tv, comodamente seduto nel salotto di casa, e non a pochi chilometri in linea d'aria da S.Pietro.

Gli abitanti
La voce del Residence è la voce di Francesca, di Betty, di Ousmane e di Narcisa, è la voce altra della capitale, altra dalla Roma delle notti bianche, delle feste del cinema, dell'Auditorium; altra dalla Roma degli aperitivi nei wine bar, delle estati romane, dalla Roma degli "eventi". Roma "aperta", tollerante e multietnica, insomma da quello che qualcuno ha definito il "rinascimento romano", un rinascimento estremamente contemporaneo, fatto di immagini e non di persone.
Conosciamo R., donna di 60 anni che vive in un monolocale con il marito, malato terminale di cancro, che lì, secondo la Asl, non dovrebbe viverci, ma l'unica scelta per lui e la moglie è quella di aspettare una casa popolare.
R. ci racconta una biografia che rivendica 11 anni di presenza nel Residence, una permanenza che, il giorno che vi entrò, doveva essere di pochi mesi.
R. parla chiaro e, oltre alla cronaca del disagio quotidiano, ci dice che le responsabilità della loro condizione è dovuta a diversi fattori: primo fra tutti le vessazioni che da un paio d'anni (precisamente dalla delibera per il cambio destinazione d'uso del luglio 2004) subiscono da parte del portierato e della proprietà. Dalla chiusura delle fogne all'interruzione dell'acqua calda, senza dimenticare l'azione del portierato, sotto la guida del responsabile del Residence Maurizio Barletta, finalizzata a creare pressioni di ogni tipo sui soggetti più deboli, soprattutto immigrati, affinchè se ne andassero dai loro appartamenti. Apice di queste pressioni, il tentato sgombero del settembre 2005, fallito per la rivolta della comunità senegalese.
Le testimonianze che abbiamo raccolto per diverso tempo nel Residence hanno tre elementi in comune: la gestione "poco ortodossa" del Residence da parte del portierato, il sovraffollamento e l'abbandono della struttura pianificate e attuate dalla proprietà, e la quasi totale assenza delle istituzioni.

La storia del Residence
Il Residence Bravetta sorge tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta, e dal 1982 viene destinato come struttura di accoglienza temporanea per cittadini disagiati in attesa di una casa popolare.
La permanenza "temporanea" degli inquilini in assistenza alloggiativa si protrae per tutti gli anni Ottanta fino alla metà degli anni Novanta. Agli inizi degli anni Ottanta la proprietà (gruppo Mezzaroma) vende l'immobile all'Empam (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici) ma rimane tuttavia locataria del Residence attraverso la società Ceim. Sotto la seconda consigliatura Rutelli finalmente gli inquilini di Via di Bravetta si vedono, molto gradualmente, assegnare una casa, tuttavia il Residence non si svuota poichè Mezzaroma riaffitta, attraverso la Ceim, gli appartamenti che si rendono liberi agli immigrati, provocando, nel giro di pochi anni, il sovraffollamento del luogo; e tutto questo senza che il Comune possa intervenire.
Nonostante il Comune rivendichi la bontà della sua azione politica, che in pochi anni ha portato alla chiusura del Residence, leggendo le delibere che hanno, nel tempo, regolato i rapporti tra il Comune e la proprietà, troviamo quest'ultima in una posizione di forza visti i costi che il Comune di Roma sosteneva per l'assistenza alloggiativa (20 miliardi l'anno di cui circa 10 solo alla Ceim). L'impossibilità di esercitare, da parte del Comune, una reale politica di edilizia popolare faceva di questo un soggetto estremamente ricattabile da parte dei gruppi edilizi. Ne danno atto due delibere comunali: la prima è la 1524 del 1999. Questa prevede l'affidamento alla Ceim, fino al 2001, del servizio di assistenza alloggiativa nel Residence, nonostante la Ceim abbia perso la gara d'appalto per eccessiva onerosità. Tuttavia il Comune vista «l'impossibilità di estromettere i nuclei familiari.....non disponendo di strutture alternative ove assicurare l'assistenza alloggativa ai nuclei familiari stessi, per assicurare la continuità dei servizi di assistenza alloggiativa, riconosce alla società gestore del Residence una indennità di occupazione per la permanenza dei nuclei familiari assistiti». Indennità che si protrarrà, alle precedenti condizioni, fino al 2006.
Già nel 1997 la giunta Rutelli aveva fatto un piccolo regalo ai gruppi edilizi (delibera 2071 del 1997) allargando la partecipazione alla gara di appalto per l'assistenza alloggiativa non più ai soli proprietari dei residence ma anche alle società che li gestivano solamente, come lo era la Ceim. Così il gruppo Mezzaroma realizzava una doppia speculazione, prendendo soldi sia dal Comune sia dagli affittuari del Residence stesso.

Le istituzioni
Tuttavia cerchiamo di capire come si sia potuti giungere a questo punto. Così, fiduciosi di trovare le giuste risposte, incontriamo Fabio Bellini, Presidente del XVI Municipio, che conferma la nostra ricostruzione dei fatti.
Alla fine di una lunga conversazione, quello che ci chiediamo e gli chiediamo è come sia possibile che, alla luce di tutto questo, il Comune sieda al tavolo delle trattative, perpetrando le stesse dialettiche con gli stessi soggetti che hanno speculato, per oltre un ventennio, sulla politica dell'assistenza alloggiativa. A questa domanda il presidente Bellini non ci hai mai dato una risposta, se non dicendo che, nonostante il passato, «bisognava chiude quella roba lì».
Un panorama molto più analitico e razionale del problema ce lo fornisce Fabrizio Mastrosato, Presidente dell'Ater durante i primi anni Ottanta. Dice che: «già allora l'Ater proponeva, come soluzione alternativa ai Residence, un accordo tra Acer (Associazione Costruttori), Lega delle Cooperative e Comune, per realizzare, con gli stessi soldi spesi per gli affitti dei residence, nuove case per le famiglie in assistenza aloggiativa». Tuttavia, continua l'ex presidente dell' Acer, «questa soluzione non fu mai presa in considerazione», e conclude dicendo «anche senza tale cooperazione, una corretta amministrazione avrebbe trovato la disponibilità economica per edificare tali immobili, con il risultato di divenire proprietaria degli stessi, e di non dover affrontare una spesa con soldi buttati al vento come in tutti questi anni. Probabilmente gli unici contenti sono stati i proprietari dei residence».
Davanti allo sconfortante scenario delineato dall'ex presidente dell' Acer cerchiamo delle ulteriori risposte, rivolgendoci all' On. Nicola Galloro, Assessore alle Politiche Abitative.
L'On. Galloro ci parla del nuovo corso delineato dalla politica del sindaco Veltroni, un'azione che si esplica in due fasi: la prima, a breve termine, prevede il reperimento di alloggi in città attraverso valorizzazione dei vecchi immobili da parte del comune di Roma e l'acquisto di nuovi alloggi, per un totale, nell'arco di 5 anni, di quasi 7500 alloggi; la seconda, a lungo termine, prevede, secondo il piano regolatore che il 20% degli alloggi debba essere dato in locazione per l'assistenza alloggiativa. Per favorire tale politica il Comune costituisce "L'agenzia affitti comunali", già riconosciuta nel 2005, confermata nel 2006, e messa in funzione, si prevede, dal 2007.
Tuttavia la cronaca degli ultimi sgomberi effettuati dal Comune e la realtà contemporanea del Residence Roma sembrano smentire le speranze dell' On. Galloro.


Comunità e privilegi
Parliamo con Ousmane, portavoce della Comunità senegalese al Residence e a capo della Consulta per l'Immigrazione del Municipio XVI. Imbarazzato dall'intervista che teniamo in un buio corridoio del Residence, Ousmane si presenta: «Ho 30 anni, sto in Italia perché ho vinto una borsa di studio al mio paese e dopo gli studi sono rimasto qui». Ci fornisce alcuni numeri, parla di «circa 300» persone senegalesi nella palazzina A, e dati sul loro arrivo «attorno al 2002». Ci specifica la distinzione tra chi è nella struttura in assistenza alloggiativa, e chi «come noi paga l'affitto all'amministrazione che gestisce il Residence», e aggiunge «paghiamo 700 euro per una stanza», ricordando allora quanto sia «ingiusto» che nel tempo la sua comunità abbia subito pressioni, vessazioni e minacce che li invitavano ad andarsene, nel giorno dello sgombero, senza protestare: «il problema dello sgombero è cominciato a settembre dell'anno scorso (2005 [ndr]). Abbiamo ricevuto minacce dal direttore del Residence Bravetta, che ci ha fatto capire che dobbiamo andar via senza preavviso. Noi abbiamo detto che è ingiusto...», e sono allora cominciate le proteste della comunità «unita», a Bravetta, prima, in Campidoglio, poi, fino ad arrivare al tavolo delle trattative: «abbiamo avuto la possibilità di incontrare Veltroni, e di spiegargli un po' il problema». «Gli abbiamo detto: guarda, noi non stiamo in assistenza alloggiativa, ciò che stiamo cercando è di trovare anche con il privato delle case dove possiamo andare e pagare. La richiesta nostra è questa», e pare che Veltroni li abbia tranquillizzati. «A noi dicono, state tranquilli. Pure il Sindaco così aveva detto quando lo abbiamo incontrato. Abbiamo pure parlato con Mezzaroma....». Mezzaroma sembra aver assicurato loro una collocazione nel momento dello sgombero: «perché il Comune prende un carico gli italiani in assistenza alloggiativa, e quelli che stanno in affitto, tipo noi, a loro ci pensa Mezzaroma...».
Ricordiamo allora che dopo la concessione del cambio di destinazione d'uso, confermata dalla delibera d'accordo del 30 luglio 2004, in una nuova delibera del 1 dicembre 2005 si diceva: «Il proprietario del complesso immobiliare, in cambio della modifica della destinazione d'uso, da non residenziale a residenziale, da parte del Campidoglio dovrà cedere al Comune suoi appartamenti situati in altre parti della città, che saranno utilizzati dalle persone in assistenza alloggiativa. Il proprietario del Residence si è anche impegnato a trovare una soluzione per le persone straniere che abitano nella struttura pagando un regolare affitto». Il che sembra confermare quanto poco prima affermava Ousmane, nel dire che chi era collocato all'interno del residence «tipo noi», specificava, con regolare contratto, avrebbe ritrovato un posto in questo piano di «ricollocazione mirata».
Per mesi, ad ogni visita, in ogni casa, ad ogni comunità, tutti indistitamente, per prima cosa, ci hanno mostrato il loro regolare contratto, quasi un biglietto da visita da presentare ai giornalisti. Dei fogli, tutti uguali, più simili ad una cattiva fotocopia che ad una carta formale, accompagnati da altre carte, più minute, tutte uguali, con cifre variabili d'alcune centinaia d'euro e con i nomi dei contraenti e dell'amministrazione: queste erano le ricevute mensili.
Sono contratti che, in apparenza, sembrano regolarizzare la condizione degli inquilini, ma che, di fatto, in quanto contenenti un importo superiore a quello previsto dalla legge per le locazioni transitorie (nel nostro caso della durata di tre-sei mesi), sono irregolari. Ciò nonostante l'amministrazione continuava a corrispondere agli inquilini ricevute di pagamento illegale fino al Maggio 2006, ricevute che scandiscono, mese dopo mese, uno speculazione durata vent'anni.
Essendo tutti i contratti illeciti, tutti gli affittuari del Residence si trasformarono allora in occupanti, la formula "regolare contratto" decadde, e questo permise alla proprietà di attuare quel processo selettivo atto ad accogliere le istanze di quelle comunità che nel tempo sono riuscite a trovare delle protezioni attraverso «vie istituzionali diverse», e negare quelle delle comunità indifese o incapaci, per scarse doti di autodeterminazione, a crearsi una rete di protezione. Alcune delle prescelte, come quella equadoregna godettero nel 2006 di questo trattamento privilegiato, e, senz'essere separate, trovarono spazio in un residence all'Infernetto, altre, come quella rom, e romena, soprattutto, ma non solo, anche egiziani, cechi e persone d'altre provenienze, non ebbero la stessa fortuna.

Lo sgombero
Assistiamo allo sgombero della palazzina B, il 26 settembre 2006, dal suo interno. Il processo è simile a come, tante volte, nei precedenti mesi c'è stato raccontato: la polizia entra, e censisce le persone: nel caso queste, italiane e non, siano in assistenza alloggiativa, la ditta privata di trasporti, fornita dalla proprietà, garantisce loro lo spostamento verso la nuova casa come pure quello dei loro beni; in caso contrario le cose si svolgono nel seguente modo: la polizia "invita" le persone ad uscire dagli appartamenti, senza offrir loro la possibilità di recuperare nulla dei loro averi, stacca ad una ad una le porte e distrugge gli interni in modo da renderli inutilizzabili ed evitarne l'occupazione: prima i sanitari, poi i tubi, il mobilio, etc..
In mattinata interviene il Sos., nucleo operativo sociale del Comune, raccoglie nomi, dati sulle singole situazioni familiari. Ma la sua azione è incapace di soddisfare le necessità, quasi ridicola. Marcello Emilio Tomassini, Presidente dell'Associazione Interculturale 3 Febbraio, che da anni opera nel Residence, ci riassume così quanto successo: «Prima hanno scaricato per strada 400 persone, poi, i servizi sociali del Comune, hanno offerto 10 posti letto: pertanto la loro proposta è che donne e bambini, segnati in una graduatoria, e intanto il tempo passa e l'inverno si avvicina, possono entrare nei centri d'accoglienza, però temporaneamente, in attesa di chiarire la loro posizione, e gli uomini no...». L'offerta di separazione del nucleo non viene accettata dalle famiglie, ed è d'altronde così esigua da non corrispondere ad una soluzione, e così più di 400 persone restano per strada. Nella serata una donna partorisce nel piazzale di fronte alla palazzina B, una richiedente asilo politico romena, per il trauma, ha il secondo infarto.
Le persone scendono in strada per protestare, la bloccano per ore. Interviene la Questura che provvede, con sincera umanità, al suo sgombero. Nessuno del Municipio come del Comune interviene. Né quel giorno, né nei successivi. Nella settimana seguente, dopo aver trovato ripari di emergenza, costruito tende, trovato spazi nelle fogne, la comunità romena e quella rom richiedono un presidio fisso a Piazza Venezia. Si recano quotidianamente al Campidoglio senza essere ricevuti, e trovano disordinate risposte dagli uffici preposti. Dopo una settimana il presidio si scioglie e ogniuno trova la sua via, nuovamente.

Oggi nulla è cambiato
Non è cambiato molto negli ultimi mesi. Frequenti e ripetute sono state le minacce di un ultimo e definitivo sgombero, sempre profilato e mai eseguito. Forse per paura che quanto accaduto nel precedente si ripeta, avendo però questa volta tutti gli occhi puntati.
Ritroviamo Narcisa, ragazza rom che da due anni, dopo l'incendio della sua baracca nel campo di Villa Troili, vive al Residence, spostandosi da una palazzina all'altra, da un appartamento ad un altro sulla scia degli sgomberi, ma anche del degrado dei piani inferiori che avevano allagato di liquami il suo ultimo appartamento, condiviso con i figli e il marito. Ora vive in una nuova stanza, che la solidarietà interna delle persone le ha trovato, in modo da poter garantire al figlio malato di cuore una minima "sicurezza sanitaria". Purtroppo Maurizio è morto, ucciso dalla malattia, ma anche dalla noncuranza del Comune, degli assistenti sociali, di tutti quelli che sapevano che la lettera di dimissione dall'ospedale chiedeva per lui un luogo sano in cui curarsi, e hanno taciuto, anche davanti alle numerose interpellanze, anche di fronte alle richieste degli avvocati. Ora Narcisa cerca di iniziare una nuova vita, ha un lavoro regolare, vorrebbe una casa, come tutti, ma attende con paura il prossimo sgombero.
Nella palazzina A molti si trovano nella sua stessa situazione. A temere meno sono forse i senagalesi, legati con fiducia alle promesse ricevute.
Sono molte le vite, gli esempi di umanità nascosti lì dentro, in Via di Bravetta, numero civico 415. Peccato che in troppi l'abbiamo dimenticato.
*Autori del film "Roma Residence"
25/08/2007



Docustoria
Tre ragazzi e un film per non dimenticare

Nel periodo di tempo compreso tra aprile 2006 e agosto 2007, Andrea Foschi, Marco Stefano Innocenti, Pietro Pasquetti e Marco Neri, con la collaborazione di Giulia Zanfino, hanno realizzato il film documentario "Roma Residence". Il film, nato nel contesto di un master di regia documentaristica tenuto presso la ACT Multimedia/Cinecittà Studios, e presieduto dal regista Gianfranco Pannone, è stato terminato nel luglio 2007, ed è ora di prossima uscita. Il reportage pubblicato è frutto del loro lavoro.
25/08/2007
www.liberazione.it

Tutti gli Articoli e Foto al Link:

http://www.edoneo.org/Bravetta.html




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24 agosto 2007

Marina Petrella : firmate la petitione di sostegno

 giovedì 23 Agosto 2007
Marina Petrella

Marina Petrella : firmate la petitione di sostegno qui

Care/i Compagne/i

Marina Petrella è stata arrestata ieri vicino a Parigi. Si trova ormai in carcere a Versailles in attesa di procedimento di estradizione. La macchina giudiziaria contro i rifugiati politici italiani in Francia riprende una volta di più il suo corso di meccanismo cieco e spietato. Schiacciando, nel caso specifico, come « danno collaterale », l’esistenza dei famigliari di Marina, fra i quali, in particolare, di una delle sue figlie di solo dieci anni.

Proponiamo a tutti coloro che possono rendersi utili rapidamente di partecipare a una riunione di lavoro – una prima presa di contatto per sapere su chi poter contare e quello che c’è di più urgente da fare - Domani, Giovedí 23 Agosto, alle ore 18 a : CICP – 21 Ter rue Voltaire, 75020 Paris, Métro Rue des Boulets

Una riunione pubblica al fine di aprire una più ampia discussione sulla mobilitazione da intraprendere a più lungo termine si terrà dopodomani, Venerdi’ 24 Agosto alle 18 allo stesso indirizzo :

CICP – 21 ter rue Voltaire, 75020 Paris, Métro Rue des Boulets

Contando sulla vostra presenza domani e venerdí, un saluto a tutti

Oreste & Co



Di : Oreste Scalzone
giovedì 23 Agosto 2007
http://www.bellaciao.org/it/article.php3?id_article=17224




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23 agosto 2007

Il grande casino mondiale della finanza


di Giulietto Chiesa

da megachip.info

Allora facciamo un po' di conti: la Banca Centrale Europea ha sganciato più di centoventi miliardi di euro per sostenere le banche europee che hanno speculato sulla bolla edilizia e dei facili prestiti americani. La Federal Reserve ha tirato fuori assai meno per sostenere i truffatori d'oltre Oceano, cioè 12 miliardi di dollari, più 25, totale 37. Li chiameremo truffatori perché stimiamo abbastanza il premio Nobel Joseph Stiglitz, il quale ha scritto, senza troppi complimenti, che Alan Greenspan non poteva non sapere, negli anni scorsi, a partire dal 2002, che la politica della Federal Riserve, da lui guidata, avrebbe condotto al baratro.

Come definire un signore dall'immenso potere, come Greenspan, che trascina il mondo intero verso un disastro, sapendo perfettamente quello che fa? Un truffatore, certamente. Ma anche un irresponsabile. E, quindi, seconda domanda: come possiamo stare tranquilli venendo a sapere che alla testa di cruciali istituzioni di influenza planetaria ci sono persone irresponsabili?

Anche perché non è che Alan Greenspan agisse da solo. Con lui c'era il presidente degli Stati Uniti, per esempio. E via scendendo per li rami di questa foresta imperscrutabile che è oggi la finanza mondiale.

L'allarme rosso è venuto quando si è scoperto che una delle maggiori banche europee, BNP Paribas (che è ora anche molto presente sul mercato italiano) ha dovuto chiudere, per palese insolvenza, ben tre “fondi” che avevano speculato, anche loro, insieme alle banche americane, sui mutui ultra-agevolati che sono stati concessi ai risparmiatori americani. Tanto agevolati che, quando il denaro ha cominciato a diventare caro anche in America, hanno smesso di pagare le rate dei loro mutui, cioè hanno fatto andare in tilt tutti i “fondi” che avevano rastrellato immense ricchezze, costruendo una bolla speculativa talmente gigantesca che aveva tirato praticamente tutta l'economia americana in questi ultimi sei anni. Se è vero, com'è vero, che i due terzi degli aumenti occupazionali, per esempio, erano dovuti a questa bolla, e altrettanto si può dire degl'investimenti. E poi ci dicevano, tutti i commentatori sempre molto ottimisti, che “i fondamentali” erano buoni, per cui si poteva stare tranquilli: ci sarebbe stato un “atterraggio morbido”.

In effetti l'atterraggio non è stato molto morbido. Anzi, per essere più precisi, al momento in cui scrivo queste righe parlare di atterraggio è ancora prematuro: infatti siamo ancora in volo e non si sa su quale aeroporto atterreremo, sempre che atterriamo.

Ma a subire il contraccolpo più duro siamo stati, per ora, noi europei. Oltre alla già citata scelta di Trichet, per evitare il crollo di Paribas e degli altri complici truffatori europei, le  Borse europee hanno perduto fino ad ora circa 180 miliardi di euro in valore delle azioni. E non è finita quì.

International Herald Tribune scriveva ad agosto, con l'aria di chi, in questi anni, non aveva detto e scritto che tutto andava benissimo, che “non è ancora chiaro” qual è l'entità dell'infezione che ha contagiato l'Europa.

Dobbiamo dunque supporre – anzi è certo - che le banche europee, chi più, chi meno, abbiano fatto come Paribas.

Il che conferma che l'economia dell'Occidente è talmente interconnessa – e americano-dipendente - che nessuno può salvarsi se gli Stati Uniti perdono il lume della ragione. Infatti l'hanno perduto, e non da ieri. Ma noi europei ci comportiamo come dei sudditi vili, dei vassalli che, dopo avere lasciato fare un Imperatore irresponsabile, gli pagano anche i debiti.

Una parte, perché i debiti che gli Stati Uniti (il budget dello stato, le imprese, le famiglie) hanno accumulato non potranno essere pagati da nessuno, nemmeno dagli stessi Stati Uniti. Eppure tutti insieme, con la complicità della finanza europea, sono andati avanti fino al disastro.

Disastro che si ripercuoterà su di noi, ma non su di loro. Anche perchè all'indebitamento americano non c'è una cura. E loro troveranno il modo di distrarci  facendo un'altra bella guerra umanitaria e per i diritti umani.  

Tutto ciò conferma che gli Stati Uniti d'America sono diventati il bubbone infetto che sta trascinando il mondo intero in un disastro immane.

E da noi chiedono ai pensionati di fare sacrifici, costruiscono “fondi” pensione con i trattamenti di fine rapporto. Fondi che speculano anche loro sul mattone americano che scoppia, mettendo a repentaglio le future pensioni integrative che i poveri disgraziati che stanno per andare in pensione potrebbero non vedere mai più, con l'aria che tira. Ci voleva Eugenio Scalari per richiamare alla memoria il 1929. Ci siamo vicini.

La seconda considerazione nasce da altre cifre sconcertanti. Risulta che, subito dopo l'11 settembre 2001, la Banca Centrale Europea sborsò, allo stesso, nobile scopo, “soltanto” 70 miliardi di euro. Tenendo conto che allora l'euro valeva un 10% in meno, diciamo che il conto che dovemmo pagare fu la metà di quello odierno. Ma dice anche che il crollo odierno è gigantesco, senza precedenti. E se non si è ancora trasformato in una recessione come quella del 1929, è solo perché gli organizzatori della truffa (John Kenneth Galbraith scrisse prima di morire un aureo libretto intitolato “L'economia della truffa” , in cui praticamente svelava tutti i trucchi) hanno fatto quadrato e, usando i nostri soldi e il nostro lavoro, hanno protetto il GCMF (Grande Casino Mondiale della Finanza).

Adesso ci diranno, gli stessi commentatori che reggono la candela, che “i fondamentali” torneranno a essere buoni, che la crescita riprenderà, che la globalizzazione è buona e, soprattutto, non ha alternative.

Ma i pessimisti, come Stiglitz, ci avvertono che l'indebitamento americano continua a crescere, e non pare che ci sia mezzo per fermarlo. E allora – poiché non è ragionevole attendersi che il prossimo presidente degli Stati Uniti spieghi ai suoi cittadini che la situazione in cui vivono non è più sostenibile – la prima cosa da fare, la più urgente, sarebbe quella di prendere le distanze dalle loro illusioni di consumatori compulsavi.

Lo so che non è facile e che siamo tutti interconnessi. Ma qualche cosa l'Europa può fare, esercitando la sua indubbia forza finanziaria, tecnologica e commerciale: per esempio condizionando con decisione le scelte degli Stati Uniti nel Fondo Monetario Internazionale, nell'Organizzazione Mondiale del Commercio, nella Banca Mondiale.

L'alternativa è non solo pagare un livello dei consumi americani che è insostenibile e inaccettabile nelle attuali condizioni del pianeta, ma anche precipitare comunque in una recessione mondiale che è palesemente all'orizzonte.

Anche perché – ed è questo il terzo punto di riflessione – i tassi di crescita economica, che continuano a esserci, ma che si stanno riducendo inesorabilmente, dicono che siamo arrivati, in molti punti, al “limite”. Non ci sarà qualcuno che, nei prossimi dieci (massimo quindici) anni deciderà che è giunto il momento di ridurre la crescita: per la semplice ma drammatica constatazione che sarà la crescita stessa a fermarsi, perché impedita dai limiti “fisici” che l'attuale sviluppo “insostenibile” ha creato.

I nostri leader (o ignoranti o truffatori) continuano a ragionare in termini di economia del denaro. Non capiscono che l'economia del denaro è un'invenzione sociale, che non è soggetta alle leggi fisiche del pianeta. Quasi nessuno tra loro sa (o ha il coraggio di sapere) che questo pianeta si trova in “overshooting ” dall'inizio degli anni '80, cioè da oltre 25 anni. Il che significa che in questi venticinque anni i popoli della terra (e sappiamo che questa espressione è molto falsa, perché è solo una minima parte di quei popoli che ne ha tratto vantaggio) hanno utilizzato le risorse del pianeta, ogni anno, più di quanto quelle risorse siano state rigenerate in quello stesso anno.

I più informati tra questi leader (ivi inclusi i manager delle grandi corporations) ci dicono che tecnologia e mercato risolveranno i problemi. Ma l'una e l'altro non saranno sufficienti. Cioè, come ha scritto Sartori qualche tempo fa, “il mercato non ci salverà”. Perché? Ma perché essi richiedono molto più tempo, per agire, di quello di cui ormai disponiamo. Perché richiedono essi stessi ulteriori flussi di energia e di materiali, ed entrambi sono ormai scarseggianti. Perché tutto ciò può essere travolto dalla ulteriore crescita della popolazione mondiale e dalla crescita esponenziale che, pur riducendosi, continua.

Poi, a proposito delle speranze nella tecnologia, nessuno dovrebbe dimenticare che, per scongiurare i limiti che ormai stanno agendo potentemente sulla nostra vita, ci vorrebbero investimenti “immediati” cinque, otto volte superiori a quelli attuali nella ricerca scientifica e tecnologica. Valga per tutti l'esempio delle energie alternative.

Infine, last but not least , non abbiamo un'architettura internazionale in grado di prendere queste decisioni di dimensione globale. Le classi politiche arriveranno a capire quello che ci sta arrivando addosso nel prossimi quindici anni: cioè quando ci sarà arrivato addosso.

Catastrofe inevitabile, dunque? Già mi pare di vedere molti lettori storcere il naso: ma questo è catastrofismo! Non c'è via d'uscita? Dateci una speranza!

La risposta la danno – e a loro mi sono riferito abbondantemente in queste ultime righe – gli autori di “Limits to Growth” (I limiti dello sviluppo), l'aggiornamento, trent'anni dopo, con un'imponente serie di dati statistici e con le moderne capacità di calcolo, sei miliardi di volte superiori a quelle di allora, degli scenari del 1972, elaborati dal Club di Roma: “una crescita esponenziale non può procedere molto a lungo in un qualsiasi spazio finito con risorse finite”. E' proprio il nostro caso.

La notizia del giorno è che quel “molto a lungo” è quasi terminato. E' dunque tempo di cambiare, adesso, senza perdere tempo. Questo vale per tutti.




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23 agosto 2007

Bangladesh - scontri tra polizia e studenti

 

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Bangladesh. Una vittima e decine di feriti negli scontri tra polizia e studenti
www.misna.org
22 agosto 2007
Un conducente di risciò è morto oggi a Rajshahi, nella zona nord-occidentale del Bangladesh, durante i violenti scontri tra polizia e studenti iniziati questa mattina, quando le forze di sicurezza sono intervenute per disperdere la manifestazione organizzata da quasi 2 mila giovani della locale università a sostegno delle proteste analoghe iniziate all'università di Dhaka (contro la creazione di un presidio militare all'interno dell'ateneo) ed estesesi poi in altre città del paese.
Lo riferiscono fonti giornalistiche locali, precisando che nei disordini di Rajshahi di oggi sono rimasti feriti almeno una cinquantina di studenti, il doppio secondo fonti internazionali, alcuni dei quali in condizioni critiche. Gli studenti hanno anche devastato gli uffici dell'università e dato alle fiamme un commissariato di polizia temporaneo creato all'interno del campus. Disordini analoghi a quelli di Rajshahi ieri sono avvenuti nella capitale Dakha e nell'università di Sher-e-Bengla a Mirpur e di Chittagong, nel sud-est del paese.
Nelle proteste di ieri, che oggi il 'Daily Star' definisce vere e proprie battaglie, sono state ferite più di 150 persone. Oggi il governo ha lanciato un appello alla pace e all'ordine, chiedendo agli studenti di interrompere la protesta dal momento che il campo militare creato all'interno dell'università di Dhaka (considerata la scintilla che ha acceso il movimento studentesco) è già stato evacuato da tutti i soldati, come richiesto dai giovani. Contemporaneamente le autorità bengalesi hanno imposto, a partire dalle venti di questa sera, il coprifuoco. ww2.carta.org
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22 agosto 2007

Scontri in Canada (Québec) per il summit tra Bush Calderon e Harper - 21 agosto 2007

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Canada manifestazioni no global contro il summit di Montebello, foto Epa

Scontri sono avvenuti lunedì in Canada tra centinaia di dimostranti e la polizia, con lancio di oggetti contundenti e gas lacrimogeno, in occasione del vertice nel Quebec tra i leaders di Stati Uniti, Messico e Canada. I dimostranti hanno tentato di raggiungere il Castello di Montebello, in Quebec, protetto da una recinzione alta tre metri ed un cordone di sicurezza, dove anche martedì e mercoledì sono in programma i colloqui tra il presidente americano George W. Bush, il presidente messicano Felipe Calderon e il premier canadese Stephen Harper.

I dimostranti sostengono che il vertice a tre dei paesi nordamericani equivale alla creazione di un organismo sovranazionale che - attraverso il Trattato di libero commercio del Nord-America (Nafta) -aggira i parlamenti dei tre paesi. I no global che si sono dati convegno nella località del summit - un hotel extralusso a una settantina di chilometri dalla capitale Ottawa -contestano poi in particolare George Bush come «criminale di guerra». Il premier conservatore canadese Stephen Harper ha concesso a Bush un contributo di truppe canadesi in Afghanistan (circa 2500 soldati schierati nella regione di Kandahar) che Ottawa si è impegnata a mantenere nel quadro della missione Isaf almeno fino al febbraio 2009 nonostante le proteste di molti canadesi. Nell'ultimo anno il tributo di vittime canadesi in Afghanistan è stato di 23 soldati morti.

Si calcola che i contestatori del summit siano 2-3mila. Negli scontri di lunedì pomeriggio ci sono stati due poliziotti feriti e un dimostrante arrestato per lancio di sassi.

Nel corso dei vari incontri bilaterali tra Harper e Bush a Montebello in discussione è in particolare tutta la problematica legata al cosiddetto «passaggio a nordoverst» attraverso l'Artico. Il Canada non intende rinunciare ai propri diritti di navigazione e di sfruttamento delle riserve di idrocarburi ancora sepolte nel fondo del mare della regione artica. La questione è stata sollevata da Harper lo scorso 2 agosto quando una spedizione russa, partita con lo scopo di rivendicare una porzione dell'Artico per la Federazione russa, ha permesso a due batiscafi di raggiungere il fondo marino a oltre 4.000 metri di profondità, in corrispondenza del Polo Nord. Il 10 agosto durante una visita di Harper nel "Grande nord" ha annunciato la creazione di un porto in acque profonde e di una istallazione militare nell'estremo nord canadse. Non solo. Proprio al confine con il Polo Nord il Canada ha annunciato la più grande esercitazione militare mai organizzata. Ciò ha creato frizioni con gli Usa. «D'altra parte non possiamo mica andare d'accordo proprio su tutto», ha rilevato Harper, insistendo sull'importanza strategica «in un periodo di terrorismo come questo» del controllo militare del Passaggio a Nordovest.

 
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21 agosto 2007

FRIDA KHALO 1907 - 2007

 

Novecento

FRIDA KHALO

1907 - 2007
Centenario della nascita

vai al sito dedicato >>
www.fridakahlo.it

 
 




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20 agosto 2007

Prosegue con azioni dirette la protesta a Heathrow

 
Prosegue con azioni dirette la protesta a Heathrow
 
Ambiente, attivisti contro polizia ad aeroporto Heathrow
domenica, 19 agosto 2007  138
 
 

LONDRA  - La polizia britannica si è scontrata con centinaia di attivisti che hanno marciato oggi vicino all'aeroporto londinese di Heathrow, promettendo disobbedienza civile per attirare l'attenzione sull'impatto dell'aviazione sul riscaldamento globale.

Gli scontri sono avvenuti in un campo vicino al quartier generale della società che gestisce l'aeroporto, BAA, dopo una marcia pacifica.

Circa 50 manifestanti sono stati protagonisti di tafferugli contro la polizia, che però non ha compiuto arresti.

BAA ha detto che l'aeroporto funziona regolarmente e che non ci sono problemi per i passeggeri.

I manifestanti vogliono la cancellazione dei piani di espansione dell'aeroporto e uno stop alla crescita dei viaggi aerei. La loro azione arriva all'apice della stagione estiva a Heathrow, che gestisce circa 70 milioni di passeggeri all'anno.

Gli scienziati sostengono che il trasporto aereo contribuisce al riscaldamento globale e che il biossido di carbonio e il vapore acqueo emessi dagli aerei sono quattro volte più potenti in altitudine che a livello del mare.

Il governo britannico ha detto di essere impegnato nella lotta al riscaldamento globale, ma ha anche in programma un'espansione dei viaggi aerei, che dovrebbero raddoppiare nei prossimi 25 anni.

I manifestanti stanno campeggiando da circa una settimana a Heathrow, a ovest di Londra e gli organizzatori stimano che saranno 1.000-1.200 persone a prendere parte a 24 ore di "azione diretta".

"Crediamo in una protesta illegale quando è pacifica e giustificata", ha detto ai giornalisti Leila Harris, una degli organizzatori.

Almeno 40 militanti sono stati arrestati nell'ultima settimana per varie proteste, che vanno dall'attacco di un magazzino di importazione di cibo di proprietà israeliana vicino a Heathrow all'aver incollato le proprie mani con adesivo extra-forte alla porte del dipartimento dei Trasporti di Londra.

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18 agosto 2007

LA FOTOGRAFIA DELLE SOCIETÀ DEL CAMPIONE DI MOTOGP

 Quando il signor Rossi Valentino si è visto recapitare l’accertamento fiscale dell’Agenzia delle entrate, probabilmente non avrà creduto ai suoi occhi. Lui, come ha ripetuto ieri di fronte alle telecamere dei principali telegiornali, era convinto che fosse tutto in regola. In quei fogli, parte dei quali sono stati consultati, c’è scritta invece una storia molto diversa. È la storia di un giovane campione che semina, con la stessa velocità, gli avversari su due ruote e quelli del fisco.

Da Londra a Pesaro
Per trovare il bandolo della matassa, gli uomini dell’Agenzia avranno impiegato un bel po’ di tempo, con la rete di società e di conti correnti che si rincorrono in giro per il mondo. A rendere più facile il lavoro, la circostanza che alla fine tutto torna a Tavullia. Così, ad esempio gli ispettori dell’Agenzia si sono presentati il sette febbraio scorso presso la palestra New Fitness di Pesaro, dove è emerso che Rossifumi è un frequentatore abituale. Inoltre, i preparatori atletici della Fisio Gym, sempre di Pesaro,preparano le sue schede personali e il programma di allenamenti da seguire durante l’anno. Ma se vive a Londra, perché va in palestra a Pesaro?

Il centro degli affari
Comunque, a Londra c’è di certo il centro dei suoi affari. E questo è chiaro anche al fisco, che ritiene tutta una serie di società «riconducibili e fiscalmente interposte» a Valentino. Ad esempio la Rosegold Investment ltd. Ha sede a Londra e un domicilio fiscale in Italia presso lo studio del commercialista che cura le dichiarazioni dei redditi sue e del suo manager Gibo Badioli. Tra il giugno del 2004 e il luglio del 2005 questa società investe 1,5 milioni di euro per comprare terreni e fabbricati in provincia di Pesaro. La stessa Rosegold è anche proprietaria di un immobile di sei vani a Gabicce Mare, in via Baracca. Lo stesso che, curiosamente, ha rappresentato «l’ultima residenza italiana del signor Badioli Luigino, manager del signor Rossi Valentino» prima che anche questi emigrasse a Londra, notano con linguaggio burocratico gli ispettori dell’Agenzia. Di chi sia la Rosegold però non è facile a dirsi. Il suo capitale sociale di mille sterline è infatti interamente in mano ad una società che ha l’ufficio molto lontano, tanto da Tavullia quanto da Londra. Si tratta della Fanham Properties, la cui sede è a Belize City.

Poi c’è la Simpsons Properties. Il nome è lo stesso della strampalata famigliola dei cartoni animati creati da Matt Groning, una delle passioni del Dottor Rossi. Ha sede al 32 di Sackville Street, l’indirizzo ricorrente nelle carte dell’agenzia, lo stesso della Great White London che ha inguaiato Marc Canela. Fino ad un anno fa, il suo rappresentante legale in Italia era Ermes Cappellini, commercialista di Vale ma anche di Gibo e dell’amico del cuore di Rossi, Alessio «Uccio» Salucci. Anche per la Simpsons, una serie di investimenti in terreni e fabbricati. Nove, per la precisione, cinque dei quali situati a Tavullia.

Anche in questo caso per trovare gli azionisti è necessario attraversare l’Atlantico e spingersi fino a Belize City, dove al 35A di Regent Street si trova la sede della Archway, uno degli azionisti della società. L’indirizzo, manco a dirlo, è lo stesso della Fanham. Ma il giro del Mondo della Valentino Rossi spa non è finito. Per trovare gli azionisti della Valentino Rossi ltd di Dublino, ad esempio, è necessario spingersi fino a Nassau, Bahamas, dove si trovano la Aderlea Ventures e la Quartis Enterprises.

Come scritto nei giorni scorsi, la Aderlea è anche azionista della londinese Footy, che a Vale ha pagato lo stipendio. Gli utili della Hickside ltd, altra società londinese, vanno invece a finire per il 95% ad una società panamense, la Offshore Capital di Panama City. La Hickside ha gestito negli anni scorsi l’immagine sportiva e personale di Vale, comparendo anche come controparte nei contratti con alcuni degli sponsor. Altra controparte con gli sponsor è la M&G Sports Promotions. Sedi a Londra e Dublino, gestisce anche altri piloti oltre a Vale.

I pagamenti della Mariani Petroli, sponsor di Vale, vengono fatti su un conto di Montecarlo, presso la Banque Pasche Monaco, piccolo istituto specializzato in grandi patrimoni. Il giro del Mondo, per ora, finisce qui. Non prima di aver fatto un salto nella vicina San Marino dove si trova la Gwl Communication.




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16 agosto 2007

No Dal Molin Festival, 8/16 settembre 2007

 

No Dal Molin Festival, 8/16 settembre 2007

Global Project Vicenza - Mercoledì 15 agosto 2007

La settimana di mobilitazione decisa durante l’assemblea nazionale dello scorso 14 luglio si svolgerà dal 6 al 16 di settembre; in concomitanza con la tradizionale festa vicentina "dei Oto" un Festival con dibattiti, azioni, spettacoli teatrali e musicali caratterizzeranno la settimana, sia in città che al Presidio Permanente sarà allestito un campeggio attivo dall’8 settembre nei pressi Presidio Permanente a Caldogno, in Via M. Teresa di Calcutta che potrà ospitare centinaia di persone, è necessaria la prenotazione (vedi pagina campeggi) il programma è di prossima pubblicazione.

VENITE TUTTI!
aiutateci a diffondere bunner e volantini. scaricateli qui

Tutte le informazioni sul Festival al sito www.nodalmolin.it

http://www.globalproject.info/art-13038.html




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15 agosto 2007

Londra, tutti contro la British airways: «Fermiamo lo scempio di Heathrow»

 

Al via la settimana di azioni per denunciare la costruzione di una terza pista di atterraggio nello scalo internazionale A rischio 4mila case. Attorno all’aeroporto, ambientalisti, deputati e gente comune, ma il governo li tratta da terroristi Francesca Marretta Londra

Un campeggio a dir poco alternativo ha aperto i battenti ieri presso il campo sportivo situato a nord del perimetro aeroportuale di Heathrow, dove invece della musica ogni 55 secondi si "ascolta" il rumore dei velivoli. Alcune migliaia di partecipanti al "Campo per il cambiamento climatico" sono arrivati dalla Gran Bretagna e dall’estero per tentare di opporsi alla costruzione della terza pista di atterraggio del principale aeroporto britannico. E per dare vita ad una settimana di dibattiti e seminari a cui hanno annunciato la partecipazione accademici, scienziati e politici. «Non si tratta solo di azioni contro i cambiamenti climatici, ma contro un’emergenza globale esacerbata da corporation come la British Airwais (Baa). Non sarà la fine del mondo se qualche turista dovrà restare nella sala d’attesa per un po’ se questo è quello che si deve fare per rendere il pubblico consapevole di quello che succede», ha dichiarato un attivista no-global che partecipa all’iniziativa. Con l’ampliamento dell’aeroporto si passerà da 480mila a 800mila voli all’anno per permettere i quali dovranno essere abbattute le abitazioni delle zone a nord dell’aeroporto. Per questo si sono aggiunti alla protesta anche i residenti delle zone di Sipson e Harlington, l’esistenza delle cui comunità è minacciata dal progetto di potenziamento della struttura aeroportuale. «Se l’aeroporto sarà ampliato saranno distrutte 4mila abitazioni e occorrerà trovare casa a 10mila persone» ha dichiarato il deputato laburista della zona John McDonnel, che partecipa alle attività del "Campo per il cambiamento climatico". Iniziativa organizzata da gruppi ambientalisti riuniti sotto l’ombrello di AirportWatch, che ritiene l’aumento del traffico aereo responsabile dell’incremento delle di emissioni di gas che incidono negativamente sull’effetto serra e dagli gli attivisti di Hacan (Heathrow association for the Control of aircratft noise), associazione che si batte contro l’inquinamento acustico prodotto dai 1200 voli giornalieri che passano per il principale aeroporto della capitale britannica. La maggior parte dei partecipanti al Campo sono giovani sotto i 35 anni. Che potranno discutere, ma non lavarsi. Non perché il sapone inquina l’ambiente. Un portavoce dei manifestanti, Alex Harvey ha spiegato che la polizia gli ha impedito l’accesso alle pompe dell’acqua. Agli attivisti arrivati lunedì, con un giorno di anticipo rispetto all’apertura ufficiale dell’iniziativa, sono stati invece sequestrati sandwich e bevande da agenti che hanno provveduto anche a controlli a tappeto delle tende e del materiale in possesso dei manifestanti, in base ai poteri speciali garantiti alle forze dell’ordine dal capitolo 44 della Legge Antiterrorismo. Il rafforzamento delle misure di sicurezza fuori e dentro l’aeroporto, fortemente voluto da Baa, è reso indispensabile, spiegano i portavoce dell’ente, per garantire la sicurezza dei 22mila passeggeri in transito per l’aeroporto e per la sicurezza stessa dei manifestanti, qualora avessero intenzione di dar vita ad eventuali "azioni dimostrative", tipo introdursi nell’aeroporto o bloccarne le strade di accesso. I manifestanti hanno tuttavia annunciato di voler procedere ad azioni "ispirate e creative", tipo la "tattica del vestito buono", per mescolarsi ai passeggeri e dare luogo ad azioni di sensibilizzazione a sorpresa. La faccenda è diventata in queste ore il cruccio principale dei responsabili della sicurezza di Baa.

Oltre all’imponente schieramento di polizia che sorveglierà lo svolgimento dei dibattiti sull’effetto serra e l’inquinamento acustico saranno attivi presso i terminali dell’aerostazione 2500 addetti alla sicurezza aggiuntivi e 600 agenti di polizia armati. Prevedendo la possibilità azioni dimostrative presso il tunnel d’accesso ai terminali dell’aeroporto da parte dei manifestanti il direttore logistico di Baa, Shaun Cowlan ha addirittura messo in guardia i manifestanti dal «mettere a repentaglio la loro vita e quella dei passeggeri». Gemma Davis, portavoce degli attivisti, ha risposto: «Non è nostra intenzione bloccare o disturbare i turisti. La nostra sarà una protesta pacifica e non vogliamo mettere a repentaglio la sicurezza dei passeggeri. Non organizzeremo forme di protesta sulle piste di atterraggio. Il nostro bersaglio non saranno i turisti, ma la Baa». La presenza di "elementi pericolosi" è stata tra l’altro preventivamente vietata alla manifestazione. In previsione dell’iniziativa Baa ha ottenuto dall’Alta Corte di Londra l’emissione di un’ingiunzione per impedire ad alcuni gruppi ecologisti di prendere parte all’eco-campeggio. Si tratta di sigle "eversive" tipo Plane Stupid (stupido aereo). Sei attivisti del gruppo, colpiti dal provvedimento del tribunale, hanno protestato contro la decisione della Corte salendo su una chiatta adibita al trasporto dell’ala di un Airbus 380 (l’aereo passeggeri più grande del mondo), da una fabbrica del Galles a Tolosa (Francia). Protesta è durata un’ora, poi i "pericolosi manifestanti" sono stati allontanati dagli agenti della polizia gallese. "Con l’attuale minaccia terroristica, è irresponsabile e fuorilegge distrarre la nostra attenzione e quella della polizia dalla sicurezza del nostro aeroporto", ha dichiarato Mark Bullock, direttore manageriale di Heathrow, commentando sulla protesta organizzata dalle organizzazioni ambientaliste. "Messaggio educato per la polizia. Non preoccupatevi del "Campo per il cambiamento climatico", ma per le minacce terroristiche agli aeroporti" è scritto su un cartello portato al collo dal 54enne Alfredo Pereira, di professione cuoco, alla cui auto è stato bloccato l’accesso al campo. Del resto si tratta di ambientalisti, devono per coerenza andare a piedi. Per i partecipanti all’iniziativa la presenza massiccia delle forze dell’ordine rappresenta uno "show di forza" assolutamente inadeguato. Downing Street ha reso noto che ogni azione di disturbo alle attività aeroportuali sarà considerata «inaccettabile». Per ora oltre agli agenti, a contenere possibili azioni dei partecipanti al "Campo per il cambiamento climatico" sono le previsioni del tempo che per i prossimi giorni prevedono pioggia.

15/08/2007 Fonte:www.liberazione.it

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